I ragazzi del Trebbia vivono in un libro

Tre ragazzi e una ragazza inghiottiti dalla nebbia in una notte di gennaio su una strada di provincia, quasi come in un romanzo di Stephen King. Solo che qui non ci sono i mostri, ma un gruppo di amici uniti dalla passione per la musica e per le rime, dal rap e dalla trap. Non si tratta di un thriller, ma del racconto di quel che è accaduto soprattutto dopo la loro morte. Il libro di Valerio Millefoglie, “Tutti Vivi” (Strade Blu, Mondadori), trae origine dal reportage che lo scrittore e performer pubblicò nel maggio del 2022 proprio sul Venerdì. Elisa, Domenico (Il Dome), Costantino (Million$) e William (Wollas) hanno tra i 20 e i 23 anni, vivono nel Piacentino: la loro auto si ribalta nel fiume Trebbia, a Calendasco. I tre ragazzi facevano musica insieme e i loro genitori li riscoprono attraverso le loro canzoni. Pochi mesi dopo decideranno anche di pubblicare un cofanetto con tre cd e i loro testi, venduto nelle edicole. “La vostra vita è sempre uguale: andate al lavoro, tornate a casa, fate da mangiare, andate al lavoro, tornate a casa, fate da mangiare, poi tu lavi, stiri, lavi, stiri”, dice una strofa del Dome, che sognava Milano e pensava alla musica come una forma di liberazione, ancora prima che di successo.

«Ma secondo te ce l’avrebbero potuta fare? Perché io sono di parte, io sono il padre, ma voglio capire se davvero ce l’avrebbero potuta fare con la musica», chiede uno dei genitori all’autore. Nel frattempo, la loro morte improvvisa cambia la vita e le relazioni di chi è rimasto: genitori, fratelli e sorelle, amici che animano i capitoli del libro, talvolta in una sorta di “presa diretta”, con le loro stesse parole.

Millefoglie si è avvicinato a questa storia (e usa almeno una volta la parola “indagine” per definire il suo lavoro) , che poteva restare la cronaca dell’ennesimo incidente di provincia, perché, come spiega nelle prime pagine del libro, negli anni Novanta voleva diventare un rapper e ha intervistato molti artisti della scena musicale rap e trap italiana. Un ulteriore punto di contatto è quello geografico: la famiglia di Dome viene da Ginosa, in provincia di Taranto, Millefoglie da Bari. Una specie di fratello maggiore, insomma. E in certi momenti il racconto diventa auto-fiction, quando l’autore parla del proprio rapporto con la musica, rievoca una storia narrata da Victor Hugo o, più semplicemente, di suo padre.

(questo pezzo è uscito il 5 gennaio 2024 sul Venerdì di Repubblica)

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