Armando & Marcello

Spesso, anche quando scrivo di un libro, e non solo di un film o di una serie tv o streaming, mi preoccupo dell’eventualità di spoilerare troppo i contenuti (qualcuno dice per esempio, parlando di libri, che una recensione troppo ampia dà al lettore il pretesto per evitare poi di leggere davvero l’opera recensita…). 

Il “timore dello spoiler” riflette il cambiamento nei modi in cui consumiamo i contenuti oggi. Con i social media e le piattaforme di streaming, le conversazioni online sulle trame e sui colpi di scena sono diventate sempre più comuni, come se fossimo sempre più dipendenti da narrazioni “coinvolgenti” e volessimo sempre vivere l’esperienza della scoperta in modo “autentico”. È davvero così? Non lo so. Però, tutto questo timore per lo spoiler potrebbe anche suggerire una certa fragilità nell’esperienza narrativa. In fondo, conosciamo già la trama di molti romanzi e film “classici”, famosi, ma non per questo non li affrontiamo. 

Perché tutto questo panegirico? Perché in “Mi chiamo Marcello Mastroianni (ma non sono lui)”, il primo libro di Armando Festa (Giunti editore, 223 pagine, 15,90 euro) la trama conta, pure se non si tratta di un thriller – e non ci sono dei veri e propri colpi di scena – ma di quella che forse si potrebbe definire una commedia sociale.

Uso il termine commedia perché Armando viene dal cinema e dalla tv (è noto ultimamente come co-sceneggiatore di “Mixed By Erry”, ma in rete c’è una quantità di cose sue, come le finte copertine dei Gialli Mondadori, spassosissime), e dal libro si capisce benissimo. E anche perché leggendo il romanzo, personalmente, non ho potuto fare a meno di “figurarmi” i personaggi e le situazioni. Forse per il tipo di scrittura, anche, che è molto scorrevole, quasi essenziale. Forse perché è molto calato nell’attualità. Il pregio del romanzo di Armando è quello di aver scritto di un tema di cui si discute molto, in fondo, ma che invece ho visto affiorare poco nella letteratura: non potere avere figli, non volerli oppure volerli magari quando è tardi, biologicamente parlando (la questione della diminuzione verticolare della fertilità legata all’età delle donne è spesso ignorata o comunque troppo poco citata, nel dibattito pubblico, mi pare). Un tema che non dovrebbe essere autobiografico, come spiega la dedica, ma che non può non essere stato oggetto di una riflessione profonda e personale da parte dell’autore (e di questo magari qualcuno gli chiederà conto il 7 febbraio, quando ci sarà la prima presentazione pubblica del libro a Roma).

Il libro di Armando è a tratti divertente; c’è una dose, anch’essa contenuta, di satira social, più che sociale. Ma non aspettatevi per nulla un romanzo umoristico, invece. 

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