Mi accade spesso di trovare buoni libri di fantascienza spulciando tra i (pochi) scaffali delle librerie dedicate al tema e andando un po’ a naso, sfogliando, leggendo la trama; difficile che legga recensioni per poi andare a cercare i titoli migliori. Mi è successo lo stesso con “Ascensione”, di Martin Macinnes, che, ho scoperto, ha vinto un paio di premi: il National Book Award scozzese e l’Arthur C. Clarke Award, il premio britannico della fantascienza.
Diceva qualcuno che un buon libro di fantascienza è prima di tutto un buon libro. Ed è vero che molti buoni libri di fantascienza vengono proposti dal marketing editoriale non con l’etichetta di “fantascienza”: al massimo, si azzarda un “romanzo distopico” quando è il caso specifico, oppure si ricorre ad aggettivi come “visionario” e simili. Perché? Per non limitarne le vendite, visto che si pubblicano tantissimi titoli ma le vendite per singolo titolo sono bassine.
“Ascensione”, edito dalla SUR in queste settimane (22 euro, 464 pagine), è un libro a cui secondo me può accostarsi anche chi non legge abitualmente science fiction o comunque letteratura di genere, perché è ben scritto (o forse è meglio dire ben tradotto, visto che non ho letto l’originale), è ambientato praticamente nel presente, segue a lungo, inizialmente, la storia di una giovane donna, delineando molto bene il personaggio (non solo il suo), anche se poi racconta di tante cose: di biologia (bene, in modo comprensibile), di un mistero, di un’impresa, di una famiglia disfunzionale ma fino a un certo punto, di relazioni tra persone, del potere, del capitalismo.
Il titolo è anche un gioco di parole, in modo dichiarato.
