Ho scritto questo articolo per il Venerdì di Repubblica, ed è stato pubblicato nei mesi scorsi.
Libro e un po’ di moschetto? A leggere i cinque temi proposti per il bando del “concorso nazionale sul ruolo delle Forze Armate e del Militare italiano” indetto dal ministero dell’Istruzione, che scade il prossimo 28 febbraio, qualche dubbio potrebbe venire. Certo, c’è anche un riferimento alla “evoluzione del concetto di difesa della Patria”, a proposito del servizio civile: ma in gran parte gli studenti vengono chiamati a presentare temi, foto video, podcast per esaltare i soldati italiani come “difensori della libertà e della pace” in tutto il globo, e l’importanza della loro figura nella cultura e nell’arte. Una celebrazione che per le associazioni pacifiste, ma anche alcuni movimenti studenteschi, sindacati e forze politiche, stona con il presente e sa molto di nazionalismo.
“Questo concorso è l’ultimo di una lunga serie di iniziative per la promozione delle forze armate nelle scuole”, dice per esempio Antonio Mazzeo, docente, autore del libro “La scuola va alla guerra” e collaboratore dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole, sostenuto da Pax Christi e da alcuni sindacati di base. “Iniziative di cui spesso si sa poco sia fuori che dentro scuola. Arrivano circolari dal ministero o direttamente dalle Forze Armate per far partecipare gli studenti a gite, celebrazioni, saloni, e i dirigenti scolastici scrivono subito ordini di servizio, mentre si dovrebbe passare per i collegi dei docenti e i consigli di classe”.
Negli ultimi anni, i contatti tra scuola e forze armate si sono moltiplicati. Dai percorsi di alternanza scuola-lavoro (oggi PCTO) ai Military fitness, esercizi fisici e non solo con istruttori militari, destinati anche a bambini delle elementari, come è accaduto a Gioia del Colle (Bari).
“C’è una visione ancillare della scuola sia verso l’impresa che la difesa”, commenta Graziamaria Pistorino, della segreteria nazionale Flc Cgil. “E l’educazione civica è stata molto curvata su questa idea della patria e sull’esaltazione di valori ormai obsoleti. Viviamo in un mondo globalizzato, e il primo valore della Costituzione è la pace, non la difesa”.
“Il ministro dell’Istruzione dovrebbe studiare la Costituzione a partire dall’art.11 e 57. Il primo stabilisce che L’Italia ripudia la guerra, come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. L’esatto contrario di quello che fa il nostro governo, che alimenta le guerre con la vendita ed esportazione delle armi nelle aree di conflitto come Gaza.
E a proposito dell’articolo 57, la patria si difende dal dissesto idrogeologico, dalla povertà…”, conclude il leader dei Verdi, Angelo Bonelli.
