Hoscritto quest’articolo per Il Venerdì di Repubblica, che lo ha pubblicato nello scorse settimane.
Padova è sicuramente famosa per il suo patrono, Sant’Antonio, e per l’università, fondata oltre 800 anni fa. Per la “torta pazientina”, la gallina e l’oca, prelibatezze della cucina locale. E poi, per le sue biciclette: è la città italiana dove si registrano il maggior numero di spostamenti su due ruote, secondo un’indagine di Legambiente, e una delle province dove si producono più bici in Italia. Ma è anche un luogo prediletto dai ladri di biciclette: le stime parlano di almeno 1.200-.1.500 furti all’anno. Senza contare il fenomeno delle “spaccate”, più diffuso nell’hinterland, di cui si occupa da qualche tempo la Procura: si sfonda la vetrina di un negozio con un’auto o un furgone rubati, si carica a tempo di record quello che si vuole rubare e poi ci si dà rapidamente alla fuga.
Per gli studenti – oltre 60.000 gli iscritti all’ateneo, in una città che conta poco più di 200mila abitanti “ufficiali” – la bici è un mezzo di trasporto essenziale e a buon mercato: anche perché, aggiungono alcuni padovani, “qui i trasporti pubblici lasciano molto a desiderare”. E sono dunque gli universitari, spesso, le vittime principali dei furti.
Per ritrovare il maltolto alcuni, più che rivolgersi al già citato Santo – che è anche protettore degli oggetti smarriti, oltreché degli animali, degli oppressi, delle donne incinte etc – o alla polizia, preferiscono mettere mano al portafogli, e magari comprare dei catorci per evitare di attirare l’attenzione. Le bici rubate finiscono subito in vendita: “Prima il luogo abituale per la rivendita erano i giardini dell’Arena – racconta Mario Mainardi, presidente della Fiab Amici della Bicicletta di Padova – Poi, dopo ripetuti interventi delle forze dell’ordine, i ladri si sono fatti più discreti: ti faccio vedere la foto della bici, paghi e ti dico dove trovarla”.
Da tempo, il Comune prova a contrastare il fenomeno dei furti, con successi alterni. Una pratica sempre più diffusa è quella della punzonatura. Dal 2007, sono oltre 20.000 le biciclette marchiate con il codice fiscale del proprietario. Un metodo di dissuasione, ma che è utile anche in caso di furto, perché così si può risalire velocemente alla vittima. “Per ogni open day che organizziamo in giro per la città, sono circa 100 le bici punzonate – anche grazie alla collaborazione dell’Università, che incentiva gli studenti a registrarsi”, dice ancora Mainardi, la cui associazione sta studiando anche l’uso di minuscoli tracker Gps per consentire di ritrovare le bici rubate grazie a un’app sul telefono, oltre a diffondere un opuscolo sui migliori sistemi antifurto. Le foto delle bici rubate e non punzonate recuperate dalla polizia locale finiscono invece su un sito web, in attesa che i proprietari riconoscano i loro veicoli.
Nel frattempo, dice l’assessore alla mobilità Andrea Ragona – che va spesso al lavoro in bici e che ne possiede “due o tre, tra mountain bike e altre” – il Comune sta progettando due nuovi parcheggi custoditi per bici in centro città, che andranno ad aggiungersi a quello della stazione. Ma sostituisce anche i vecchi stalli con nuove rastrelliere dove è possibile legare il telaio della bici, e non solo la ruota, e incentiva il bike sharing (gli studenti hanno il 50% di sconto).
Ma a Padova e dintorni c’è anche, come dicevamo, il fenomeno delle “spaccate”. Gli inquirenti pensano che si tratti di bande specializzate nel settore, anche perché il modus operandi è sempre lo stesso: furgoni rubati e poi abbandonati dopo l’azione notturna e il trasbordo della merce su altri mezzi.
“È l’ottava volta che ci succede in 33 anni”, racconta Giancarlo Benato, titolare del negozio Bikes Benato a Carbonara di Rovolon, vittima di una spaccata da 70.000 euro a settembre. “Solo una volta, 15 anni fa, la polizia è riuscita a recuperare la refurtiva. L’ultima volta ci hanno rubato 7 bici di pregio, tra muscolari ed elettriche, altre le hanno distrutte entrando. Qui intorno in due mesi hanno svaligiato quattro o cinque negozi”. “Dopo il furto, abbiamo messo dei paletti in acciaio davanti alle vetrine”, dice invece Luca Frizzarin, contitolare di ZeroMeno Bike Store a Ponte San Nicolò. Nel gennaio del 2022, un furgone rubato sfondò la saracinesca della porta d’ingresso: in meno di due minuti i ladri caricarono bici per circa 40.000 euro. Mentre l’estate scorsa il furto al negozio dell’ex campione olimpico della due ruote Giorgio Morbiato, ad Albignasego, è fruttato circa 90.000 euro. Talvolta qualche bici prelevata viene lasciata: in un caso, a Mestrino, tutte e quattro le bici rubate, per un valore totale di circa 60.000 euro, sono state rinvenute alcuni giorni dopo, nascoste in un campo poco distante.
Molti furti di bici di lusso sembrano destinati non al mercato italiano – dove i prezzi sono in caduta libera da un paio d’anni – ma a quello dell’Europa dell’Est, dicono alcuni esperti del settore e anche una fonte dei carabinieri. Non è un caso l’operazione condotta dalla polizia nel 2023 contro una banda composta soprattutto da moldavi accusati di aver compiuto una serie di spaccate, per diverse centinaia di migliaia di euro tra Veneto, Lombardia ed Emilia. Le bici venivano smontate e poi inviate in Serbia.
Ai negozianti si rivolge direttamente Piero Nigrelli, direttore dell’Ancma, il settore moto e bici di Confindustria: “Le bici vanno tolte dalle vetrine: vanno messe in stanze nel retro, o in seminterrati ben protetti. Molti hanno installato allarmi, fumi, sirene, ma la deterrenza migliore è quella dei sistemi anti-intrusione, con pilastri e colonne”.
