Scienza & fagioli

Ho scritto quest’articolo per Il Venerdì di Repubblica

Coltivare fagioli fa bene alla scienza, al clima e alla salute. Ne sono convinti gli oltre 20.000 europei – molti tra loro gli italiani – che hanno già aderito a un progetto di citizen science, un vero e proprio esperimento collettivo, finanziato dall’Unione Europea, che studia la crescita di migliaia di varietà di fagiolo, il cui Dna è stato già sequenziato. Ora inizia il nuovo round: per iscriversi, in modo del tutto gratuito, c’è tempo fino a marzo. Come? scaricando una app – Increase Csa – e registrandosi per poi ricevere i semi a casa, da coltivare anche soltanto in un vaso. Si potranno così fornire ai ricercatori informazioni, immagini, video ed esperienze – che in taluni casi vengono poi analizzate con l’ausilio di un sistema di intelligenza artificiale – sempre attraverso l’app. 

Il progetto INCREASE ( acronimo inglese che sta per “Collezioni intelligenti di risorse genetiche di legumi alimentari per i sistemi agroalimentari europei”) punta a esaltare e proteggere le risorse genetiche dei legumi più tradizionali in Europa: non solo fagioli, ma anche ceci, lenticchie lupini, vegetali ricchi di proteine, considerati un’ottima alternativa alla carne. “Siamo in una crisi climatica e ambientale – dice Roberto Papa, docente di Genetica agraria all’Università Politecnica delle Marche – La strada migliore è cambiare la dieta, passando a una dieta vegetale. E, anche per ragioni di salute, il consumo di legumi diventa fondamentale”.

Nel frattempo, dall’esperimento, che indaga appunto sui meccanismi genetici del fagiolo, sono giunti i primi risultati, come l’indicazione della data di fioritura: il fagiolo è originario della zona tropicale, dove la notte e il giorno durano lo stesso tempo, ma fa sempre caldo. Da noi cresce in estate, quando c’è però luce per molto più tempo: dunque, per garantire la produzione servono varianti che siano meno fotosensibili. 

Increase (www.pulsesincrease.eu) ha dato vita intanto a una vera e propria comunità di cittadini scienziati. Per esempio, chi ha aderito già da almeno un anno al progetto scambia i semi, invece di riceverli dal consorzio, costituito da 26 tra banche del germoplasma, università, centri di ricerca, organizzazioni come la FAO o associazioni locali. E su Facebook si trovano anche  gruppi nelle varie lingue, italiano compreso, dove cercare informazioni, consigli e perfino ricette.

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