Un articolo che ho scritto nella primavera 2024 per Il Venerdì di Repubblica.
Corsa contro il tempo e la CO2 per il trasporto pubblico locale: riusciranno le aziende italiane, che oggi trasportano circa 15 milioni di persone al giorno, a rispettare gli obiettivi stringenti posti dalla Ue sulle emissioni? Oltre a bandire dal 2035 i veicoli di nuova produzione che emettono anidride carbonica, Commissione e Parlamento europeo vorrebbero anche che le emissioni degli autobus – e dei camion – venissero ridotte del 45% per il periodo 2030-2034, del 65% per il 2035-2039 e del 90% a partire dal 2040 (su quest’ultima normativa manca ancora il voto definitivo degli Stati).
La posizione di ASSTRA – l’associazione di settore che in Italia rappresenta circa il 60% della quota di mercato del trasporto pubblico – è che “le attuali condizioni di contesto (finanziarie, normative e di mercato lato offerta) non consentono il raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica fissati a livello comunitario”, come si legge in un documento rilasciato a metà aprile. A meno che il governo non metta mano al portafogli.
Per Andrea Gibelli, presidente di ASSTRA, si tratta di “un impegno sfidante, che richiede investimenti costanti e significativi”. Gibelli stima infatti “un fabbisogno annuo di risorse pari a 700 milioni per adeguare il Fondo Nazionale Trasporti all’inflazione pregressa; di 900 milioni – come proposto dai sindacati – per il rinnovo del contratto di lavoro e di 1 miliardo per sostenere i costi della transizione ambientale Ue, di cui 300 milioni a regime per la gestione e 700 milioni annui per gli investimenti per i prossimi 15 anni”. In tutto, 39 miliardi di euro di qui al 2040.
Secondo un rapporto dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del CNR e Kyoto Club, l’indice di divario del trasporto pubblico rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione e mobilità sostenibile al 2030 (cioè tra 6 anni) varia da città a città, anche se è negativo ovunque: ma se a Milano (servita da molte linee metro) è “solo” del 19%, a Genova arriva all’82% e a Catania al 100%.
A settembre 2022, l’intero parco bus italiano era alimentato per l’87% a diesel e solo nel 3% dei mezzi si trattava di ibridi o zero emissioni. Nel 2023 c’è stato uno scatto, grazie ai fondi del PNRR: su oltre 5.000 nuovi bus immatricolati, quelli elettrici sono stati l’8,1%, gli ibridi diesel/elettrico l’11,2%.
Le risorse attualmente disponibili tra fondi nazionali ed europei per il ricambio della flotta con bus a zero emissioni o ibridi, dai calcoli dell’associazione, sono di oltre 7 miliardi di euro (senza considerare la necessità di fondi necessari per le infrastrutture di ricarica dei bus elettrici). Dunque, per arrivare in orario all’appuntamento con la decarbonizzazione, occorre almeno moltiplicare quella cifra per cinque.
