Ho già scritto di HomeExchange e delle nostre (nel senso: della mia famiglia) esperienze di scambio-casa in diversi Paesi. Nell’autunno 2024 questo mio articolo è uscito sul Venerdì di Repubblica.
Svegliarsi in un appartamento parigino con vista Senna o trascorrere un weekend in una casale sulle colline toscane, senza aver pagato una notte in hotel o in un bnb. Non è il risultato di un fortunato traffico di favori, ma un modo di viaggiare che coinvolge un numero sempre crescente di persone, che scelgono lo scambio di case per esplorare il mondo.
Un fascino economico – il soggiorno pesa almeno del 50% sulle spese di viaggio – ma non soltanto: la possibilità di vivere temporaneamente come un residente locale, immersi nella cultura del luogo, rende l’home swapping un’alternativa sempre più ambita e apprezzata da chi cerca un’esperienza di viaggio diversa.
Negli ultimi anni, il fenomeno ha conosciuto una crescita significativa, spinto dalla ricerca di alternative più sostenibili e autentiche. HomeExchange, la più grande piattaforma del settore, dichiara di contare 180.000 membri in tutto il mondo (+49% rispetto al 2023 e ben +102% rispetto al 2022), con una previsione per l’anno in corso di 371.000 scambi di case, 7 milioni di pernottamenti e quasi 1,2 milioni di ospiti. Anche le altre piattaforme del settore – Intervac, Homelink, etc – registrano tassi di crescita simili, dopo la pandemia, in linea con l’aumento fortissimo del turismo mainstream.
“Certo, rispetto agli 1,3 miliardi di turisti registrati a livello globale qui parliamo al massimo di qualche milione di persone, ma il fenomeno sta prendendo certamente piede”, dice Cristina Mottironi, docente alla Bocconi e direttrice del Master in Economia e Management del Turismo. ”È un modo di viaggiare più vicino alle nuove generazioni, non conta soltanto il risparmio, ma anche la sostenibilità e il tipo di esperienza. Le piattaforme stanno aumentando e il numero di chi fa scambio casa è raddoppiato in poco tempo”.
Come funziona
Per iniziare l’home swapping bisogna naturalmente disporre di una prima o di una seconda casa (anche come inquilini: ma con l’accordo del proprietario) e pagare un abbonamento annuo, intorno ai 130 euro. In questo modo, si ha diritto a pubblicare un annuncio con foto e informazioni e a cercare persone con cui organizzare lo scambio, che può essere sia contemporaneo (vengo a stare a casa tua mentre tu sei a casa mia) oppure in differita (sono via per un viaggio e ti lascio casa), e può prevedere anche altre clausole, come per esempio lo scambio dell’auto. Per gli eventuali danni, le piattaforme dispongono di fondi di garanzia e offrono assicurazioni. Ma in genere le persone si accordano tra loro senza problemi particolari, trovando soluzioni di rimborso. Perché, nello scambio casa, la reputazione è importantissima: bisogna essere ospiti affidabili, puliti e onesti nel presentare la propria casa per lo scambio. Quasi sempre gli scambi si organizzano con un certo anticipo e ci si sente o ci si vede online, si fa conoscenza, si simpatizza. È possibile anche che qualcuno chieda di occuparsi dei propri animali domestici, dai gatti alle caprette. Poi, magari, nascono anche amicizie o si ripetono scambi. Da qualche anno, HomeExchange ha anche un sistema di guest point che permette di accumulare punti ospitando persone nella propria abitazione quando si è in vacanza, usandoli poi per andare in altre case, magari residenze di lusso in località più ambite.
Un sistema, quello dei punti, che non piace però a Homelink, una delle piattaforme più antiche: esiste dal 1953. “La cultura dello scambio implica entrare in relazione con gli altri, fare nuove esperienze umane. I punti sono una soluzione commerciale”, dice Giovanni Puiatti, che di Homelink è il referente in Italia. Puiatti ha iniziato a 4 anni, con i genitori, e oggi coordina una rete di 400 gruppi familiari con circa 800 case.
Gli italiani preferiscono le seconde case
Anche in Italia lo scambio casa sta crescendo, dicevamo. I membri italiani di HomeExchange sono poco più di 7.000 – soprattutto in Lazio, Lombardia e Veneto – con un aumento del 103% sul 2022 e 21.000 abitazioni registrate. “L’italiano ha un particolare attaccamento alla propria abitazione, e preferisce scambiare la seconda casa, quando può”, osserva Cristina Mottironi. Renzo Nobili, un pioniere dell’home swapping – ha iniziato con la sua famiglia nel 1998 con Intervac, che all’epoca proponeva solo elenchi cartacei – conferma: “Fino al 2017 almeno noi abbiamo sempre scambiato la seconda casa, a Tagliacozzo, mia moglie aveva qualche remora. Anche perché, per esempio, il livello di pulizia in altri paesi è inferiore al nostro”. I Nobili sono stati un po’ ovunque in Europa, e hanno girato anche l’Italia. Contano di ricominciare a farlo l’anno prossimo: “Molta gente che conosco non sa niente di questo tipo di vacanza. Significa che c’è un grande potenziale di crescita e destinazioni”.
Voglia di restrizioni anche per l’home swapping
Il crescente interesse per il fenomeno non è passato però inosservato alle autorità di alcune città europee, Usa e canadesi che vogliono includere anche questa pratica nelle restrizioni contro le locazioni turistiche brevi, con l’obiettivo di arginare gli effetti del turismo di massa. HomeExchange contesta la stretta, spiegando che mira a preservare l’offerta di alloggi per i residenti “non influenzando i prezzi degli immobili”, che non ci sono incentivi finanziari, e che “lo scambio promuove la giustizia sociale, perché consente anche alle classi medie e basse di andare in vacanza nonostante l’inflazione elevata”. Ma secondo Cristina Mottironi, a livello internazionale si discute sempre più spesso dell’imposizione di una tassa di soggiorno anche per chi fa scambio casa. E in ogni caso questo fenomeno segue inevitabilmente i trend del turismo, quindi porta sempre più persone nelle mete classiche.
