Ho scritto questo articolo nelle settimane scorse per Il Venerdì di Repubblica.
Quando fanno la spesa, gli italiani pensano sempre più non solo al portafogli, ma anche alla salute. Tra il 2023 e il 2024, nei supermercati si sono vendute meno merendine, tavolette di cioccolata e cioccolatini, bevande gassate, budini e dolci vari, come indicano le elaborazioni dell’Ufficio studi Coop su dati Nielsen, ma anche le rilevazioni di Ismea. Complice certo l’aumento dei prezzi delle materie prime – cacao in primis – dicono gli esperti, ma anche la crescita della consapevolezza dei consumatori sulle questioni legate alla salute.
Una tendenza analoga, ma dai caratteri molto più drammatici, si registra da un po’ di tempo negli Usa, dove le grandi aziende del settore alimentare, in particolare quelle che producono cibi con elevate quantità di zucchero, sale e grassi – il cosiddetto junk food – e ultraprocessati (snack, dolciumi, carni lavorate e bevande gassate) hanno subito forti rovesci in borsa. Su Wall Street pesa anche il timore di azioni legali contro i grandi marchi del settore, accusati di produrre coscientemente cibi che fanno male e creano dipendenza.
“Gli italiani, rispetto al contesto Usa ma anche europeo, sono quelli che hanno la maggiore percezione del cibo sano e si dichiarano più attenti. E in effetti ai primissimi posti delle vendite ci sono prodotti senza o con poco zucchero e additivi – dice Albino Russo, che guida l’Ufficio studi Coop – Il trend che funziona, in questo momento, è quello ‘salute + risparmio’: e infatti, si risparmia sui fuoripasto, ma non sui pasti principali”. Una recente ricerca dell’Università di Parma – l’ateneo italiano di punta, quando si parla di alimentazione – conferma che la qualità, la freschezza, la sicurezza alimentare, lo stato di salute sono fattori che precedono la convenienza, negli acquisti. “In Italia si sono fatti molti passi avanti sulla nutrizione e la sostenibilità, proprio per allontanarci dalla globalizzazione dello junk food”, dice Guido Cristini, che nella città emiliana insegna Economia e gestione delle imprese ed è un esperto di marketing. “E anche i discount si sono orientati ormai in questo senso”.
Cristiano Laurenza, segretario dei Pastai italiani di Unionfood, associazione di categoria che raccoglie oltre 500 aziende alimentari, si dice invece preoccupato dalla “demonizzazione degli ultraprocessati”: “Noi siamo attenti alla qualità della nutrizione, ma sono cambiati gli stili di vita: si mangia molto meno a casa e spesso di corsa, e quei cibi servono a questo”.
