La stampa 3D arriva in edilizia, anche in Italia

Ho scritto questo articolo nel mesi scorsi per Il Venerdì di Repubblica.

Giocattoli e biscotti, pistole e protesi, soprammobili e tutori ortopedici, pezzi di ricambio per auto o per veicoli spaziali, e ora anche edifici, industriali o per abitazione: il campionario dell’additive manufacturing, più nota come stampa 3D, è ormai vastissimo, anche in Italia. E l’idea di poter farsi stampare la propria casa solo in qualche giorno, risparmiando sul costo dei materiali e riducendo l’impatto ambientale, è uscita dai racconti di fantascienza per entrare nelle cronache.

Entro la prossima estate, sulle colline imolesi, sorgerà Itaca, una casa-fattoria di circa 200 metri quadrati circondata da orti e autosufficiente dal punto di vista energetico, realizzata da Wasp, azienda italiana che da una decina di anni produce stampanti che utilizzano materiali diversi, dalla terra cruda alla plastica bio, dall’argilla al silicone, fino alla ceramica. L’edificio, per il quale pochi giorni fa sono arrivate tutte le autorizzazioni amministrative, verrà costruito sul posto da un “sistema di stampa collaborativo” chiamato Crane (prezzo di listino 160.000 euro, ndr) che utilizzerà materiali “a km zero”, spiega Massimo Moretti, amministratore delegato dell’azienda di Massa Lombarda (Ravenna). Wasp ha già all’attivo alcuni edifici a scopo dimostrativo e anche un concept store per Dior a Dubai: Itaca, però, sarà una “vera” casa, abitata da una famiglia, la prima in Italia. In altri Paesi, invece dalla Germania agli Usa – non sono più una novità, mentre Dubai punta a stampare in 3D addirittura il 25% dei nuovi edifici previsti entro il 2030.

Intanto, poche centinaia di chilometri più a sud, a Montalto di Castro, nell’alto Lazio, c’è un altro edificio – stavolta industriale – che sta vedendo la luce proprio in queste settimane. Si tratta di una cabina elettrica di trasformazione realizzata da Etesias, una startup nata all’interno dell’Università di Napoli. La cabina, che ha anche ottenuto la certificazione antisismica, è stata prima disegnata sul computer, poi realizzata a blocchi in uno stabilimento dell’hinterland napoletano, infine trasportata e montata direttamente in cantiere. Un braccio robotico ha materialmente costruito una serie di pareti di circa 3 metri per un 1 e mezzo ognuna, versando attraverso un estrusore uno speciale cemento di Heidelberg Materials, il gruppo internazionale che ha acquisto alcuni anni fa Italcementi. Ogni parete corrisponde a una colata di circa 2 km di materiale.

Sempre in Italia Centrale, ma nelle Marche, un altro progetto di edilizia 3D, quello della startup Centauroos, punta a utilizzare le macerie dei borghi dell’Appennino Centrale colpite dal terremoto del 2016 per ricostruire edifici nella zona del “cratere”, integrando le vecchie pietre con i più flessibili “aggregati” realizzati dalle macchine . In pratica, al normale calcestruzzo si mescolano inerti riciclati, che sono appunto il risultato della macinatura delle macerie. Il primo manufatto così realizzato è un totem-panchina lungo circa 2 metri, che verrà installato nel centro storico di Ascoli. Ma la startup fondata da tre architetti  – che collabora con l’Università Politecnica delle Marche e l’Università di Camerino, oltre che con l’impresa edile Panichi – prevede di iniziare un vero programma di costruzione da qui a tre anni.

“Questa tecnologia è sconvolgente, e negli ultimi 5 anni c’è stata un’accelerazione mostruosa”. Non usa mezzi termini Costantino Menna, giovane professore di Tecnica delle Costruzioni all’Università di Napoli, che lavora sulla stampa 3D dal 2016, anche all’estero, e che organizza anche con altri docenti una specifica “summer school” per ricercatori. “Si tagliano tutta una serie di passaggi e costi. Si fa a meno della cassaforma (la struttura temporanea usata per contenere il calcestruzzo fino alla sua solidificazione, ndr) e anche del trasporto, se si stampa direttamente in cantiere. Si abbattono i tempi di settimane o mesi, anche perché il calcestruzzo si solidifica rapidamente. Serve il 30% di materiale in meno, e oltre al costo cala anche l’impatto ambientale. Tra l’altro, la ricerca sta portando alla produzione di materiali sempre meno inquinanti e con minori effetti sul clima”. I costi del cemento che si usa oggi per l’additive manufacturing in realtà sono da 3 a 5 volte maggiori di quello normale, ma secondo gli esperti la rapida crescita di un’economia di scala è destinata ad abbatterli.

“La diffusione vera si vedrà nei prossimi 5-10 anni”, dice Massimo Moretti. “Occorre un lavoro culturale per convertire le aziende edili a questa nuova tecnologia. Attualmente, il prezzo, a causa delle numerose innovazioni necessarie e cambi di processo, può essere poco competitivo, ma resta la certezza che nei prossimi anni i prezzi caleranno e le prestazioni miglioreranno”.

Ma la stampa 3D può portare via posti di lavoro? I robot faranno concorrenza ai muratori, anzi, agli “operatori dell’edilizia”, come si chiamano oggi? “Non si elimina la manodopera, si rende invece più efficiente e qualificata”, dice il professor Menna. Antonio Di Franco, della segreteria nazionale di Fillea, il sindacato Cgil dei lavoratori edili – che in Italia sono oltre 1 milione, compresi 140.000 impiegati – non sembra preoccupato. “Il sindacato non è contrario. Ormai siamo nell’era dell’ambiente costruito e dei criteri ESG (ambientali, sociali e di governance), Serve però premiare le aziende che investono in innovazione, perché il futuro vero, anche in edilizia, è la ricerca”. Per il sindacato, la nuova tecnologia, e quella 3D in particolare, può migliorare la sicurezza in edilizia, anche riducendo l’impatto di agenti chimici usati oggi nelle costruzioni. E soprattutto può tornare ad attirare verso il settore i giovani, oggi poco propensi a lavorare in cantiere. Un indizio? I corsi di formazione per l’uso dei droni in edilizia organizzati negli ultimissimi anni sono spesso sold out.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close