Caro Michele Serra, torniamo in piazza per la Palestina e Israele

(questo intervento è stato pubblicato dal sito Strisciarossa: https://www.strisciarossa.it/caro-michele-serra-torniamo-in-piazza-per-la-palestina-e-israele/)

Ciao, Michele Serra.
Il 15 marzo ero in piazza per l’Europa, a Roma, con tante altre persone, con amicə e compagnə. Con lo stesso spirito – cioè con l’idea che i benefici dell’Unione Europea vadano rivendicati e difesi, nonostante tutti i limiti e gli errori dell’azione politica ed economica europea negli anni, e le differenze di certe posizioni, anche tra chi manifestava – vorrei chiederti di farti promotore di un’iniziativa per la Palestina e Israele. Con le bandiere di entrambi, e anche con quelle dell’Unione Europea e della pace.

Immagino che tante altre persone ti abbiano fatto già richieste simili, su questo o su altri temi, dal riscaldamento globale alla difesa della sanità pubblica, passando per la protezione dei migranti e magari i rischi connessi all’uso dell’Intelligenza Artificiale, eccetera.

Credo però che la questione di Israele e Palestina, nonostante la sua complessità, ci tocchi da vicino, come europei, e sia urgente, molto urgente, visto quello che ci raccontano le cronache.
Il ricordo e il timore del secolare, millenario, antisemitismo in Europa e poi le vicende della Seconda Guerra Mondiale, così lontana nel tempo eppure così vicina nella memoria collettiva, hanno sempre avuto un peso comprensibile nell’imbarazzo di molti a giudicare l’operato del governo israeliano (che pure oggi è dominato da partiti e figure suprematiste, di estrema destra). Così come il giudizio negativo sul fondamentalismo di Hamas. Ma hanno avuto e hanno un peso anche il razzismo antiarabo e l’ostilità contro l’Islam, oltre che certamente le questioni di schieramento internazionale.

Occorre una soluzione politica. Occorre, ancora prima, riconoscere la necessità di dialogo. Non tutte le questioni sono uguali, non tutte le rivendicazioni sono giuste, o sensate. Ma non bisogna fermarsi ai dettagli. Occorre fornire garanzie di sicurezza alle persone, a tutte le persone. Occorre evitare di criminalizzare un popolo o l’altro. Oltre a ribadire il concetto di “due popoli, due stati” bisogna anche aiutare entrambi a cercare un’intesa per regolare situazioni alle quali non si può rispondere soltanto spostando un confine.

La capacità della Ue – nonostante tutte le difficoltà e le crisi – di farci vivere questi decenni di pace e benessere, dopo le tragedie del Novecento e dei secoli precedenti, deve essere il principio che ci guida. Non per pretendere di insegnare qualcosa a qualcuno, ma per offrire il nostro aiuto.

ps: noterai magari che ho usato la ə, cosa molto più facile da farsi quando si scrive, rispetto al discorso parlato. Ma l’ho fatto con l’intento di ricordare proprio l’importanza dell’inclusione. Che non sta solo nel linguaggio, certo, ma che può cominciare anche da qui.

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