Stesso mare, nuove spiagge?

Un articolo che ho scritto nelle settimane scorse per Il Venerdì di Repubblica sul lancio dei bandi, a Roma e in diversi Comuni, per la gestione delle spiagge, dopo anni di resistenza dei vari governi italiani alla direttiva Ue sulla concorrenza… Ovviamente, la questione è lungi dall’essere concusa. A Roma il bando è stato prima sospeso dal Tar del Lazio, poi riammesso dal Consiglio di Stato. Vedremo.

Grande è la confusione sulle spiagge della Penisola, mentre all’avvio della stagione balneare mancano ormai poche settimane, e molte delle oltre 7.000 imprese del settore fremono. Sembrava che la questione delle concessioni balneari, che per quasi 20 anni ha opposto i governi italiani alla Commissione Ue – che pretende bandi pubblici per assegnare le licenze – fosse stata chiusa dal “decreto infrazioni”, approvato dal Parlamento a novembre, dando tempo ai Comuni fino a metà 2027 per concludere le gare su stabilimenti e spiagge attrezzate. Ma il Tar della Liguria, ha invece fermato il governo Meloni sul bagnasciuga, per così dire, bocciando la norma – a cui manca peraltro un decreto attuativo – perché, sostiene, le gare non sono più rinviabili, ma vanno fatte subito.

Nel frattempo, diversi Comuni e Regioni stavano già procedendo, in ordine sparso, in quella che qualcuno ha già chiamato la “rivoluzione della concorrenza”. Come a Roma: il Comune ha messo a gara 25 stabilimenti, 4 ristoranti e 11 spiagge libere di Ostia, il lido della Capitale. Nella valutazione delle offerte, spiega l’assessore al Patrimonio Tobia Zevi, conteranno sia la qualità della proposta tecnica (70 punti), premiando i progetti a minor impatto ambientale, sia l’offerta economica (30 punti), che prevede – e qui sta una novità nella novità – il pagamento al Comune di una royalty proporzionale al fatturato: gli imprenditori verseranno i canoni abituali al Demanio – cioè circa 7.000 euro di media a concessione, dati 2021 – più una percentuale sul loro incasso. Il bando romano durerà solo un anno, perché il Campidoglio deve varare il nuovo piano degli arenili, per gestire le spiagge e decidere, per esempio, quali saranno solo libere. Dopodiché si passerà a bandi pluriennali. Ma si riuscirà a fare le gare davvero entro l’estate? “Per noi sì, ma dipende da eventuali richieste di sospensive”, dice Zevi. Perché diversi “stabilimentari”, che gestiscono da decenni i bagni ostiensi, hanno già annunciato ricorsi.

Sulla linea dei bandi di 5 anni si muovono diverse località, dalla Toscana – come il Comune di Capoliveri, all’Elba: 27 concessioni a gara, un solo lotto per operatore – all’Emilia Romagna.

“La maggior parte dei concessionari sono disperati – commenta Piero Bellandi, titolare del Bagno Nuovo Italia di Viareggio – alcuni hanno acquistato a prezzi di mercato e ora si ritrovano con un pugno di mosche, temono la rovina”. L’alternativa? “Il governo avrebbe dovuto varare un piano di indennizzi a carico di chi vince il bando, per risarcire ai precedenti gestori l’intero valore dell’azienda”.

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