Siamo tutti Basilio

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A un certo punto, leggendo il penultimo racconto di Basilio, mi sono convinto che Sandro Mauro stesse raccontando la mia storia d’amore impossibile con Patrizia, al liceo. Impossibile perché io mi struggevo letteralmente per lei ma, evitando praticamente che si accorgesse di me, riuscì anche ad evitare il rischio che mi potesse rifiutare e che dunque quell’illusione finisse.

Quella non era la mia storia con Patrizia, ho poi dovuto ammettere ma, avrebbe potuto esserla: perché Basilio è esattamente così, la sua avventura tranquilla somiglia per tanti aspetti a quella di noi cresciuti in periferia, alla periferia di una grande città, tra gli anni 70 e gli 80.

Un libro di racconti, dicevo, dieci, per l’esattezza. Ma è come se fosse un romanzo di formazione, perché racconta i vari stadi della vita di Basilio, da bambino fino a quasi adulto. S’intuisce Roma, anzi la periferia della Capitale (periferia non significa per forza disagio, peraltro, anche se ormai è un caposaldo del luogocomunismo giornalistico). Si intuisce da una serie di particolari il periodo. S’intuisce che c’è memoria di sé e dei coetanei di allora nei racconti, anche se questa è fiction, non è un diario.

C’è dolcezza, in queste pagine, non c’è nostalgia, quella nostalgia per gli anni 80, e 70, e 60, etc, che sembra diventata la cifra di una società che ha paura del futuro. Sono piccole storie a tratti divertenti anche quando nascono da un dramma, come nel racconto “Prima prendiamo qualche gioco”.
C’è il rapporto tra città e paese d’origine delle famiglie – che a Roma è molto forte, altrove non so – come in “Poi ti devo far vedere”. Ci sono le ragazze, questi esseri meravigliosi, celestiali (nel senso che sembrano davvero fuori portata per noi maschi, una volta che ci siamo accorti che esse esistono). C’è il pallone pure quando non sei bravo a giocare ma gli altri credono che tu lo sia. C’è il primo bacio (come me lo ricordavo anche io, a dire il vero). C’è la bicicletta da cross, e non è una concessione a Stranger Things: negli anni 70 (nei 70, non negli 80: fosse che eravamo in anticipo per una volta rispetto agli americani?) era una nostra fissa.
Ci sono le storie di coppie di quelli che oggi chiameremmo giovani adulti, che scoppiano (come in “Va bene, va bene quando fa buio”). Ci sono perfino i Clash (London Calling, l’album più bello) misti a una citazione de I ragazzi della Via Paal”.

Insomma, in questi racconti – che trovo dominati da una dolcezza composta, niente affatto smielata – ci sono pezzi di vita di tanta gente, che potrebbe facilmente identificarsi. Forse più gli uomini che le donne, d’accordo. Ma forse le donne si divertirebbero di più a leggere, ridendo di noi.

Infine: questo, per Sandro Mauro, che nel 2016 ha scritto un libro curioso di cui ho parlato qui, Se Roma è fatta a scale, e che per mestiere scrive, è un vero esordio, almeno nella fiction (la letteratura insomma, non la saggistica).

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