Nella testa di Casapound

casapound

Elia Rosati è un ricercatore milanese che si occupa da alcuni anni di gruppi neofascisti e neonazisti in Italia e in Europa, e che ha pubblicato da poco uno studio interessante su Casapound. Non si tratta di un’inchiesta giornalistica sui finanziatori o sui legami oscuri dell’organizzazione di Iannone e compagni, ma di una ricerca che ne traccia la storia politica, la strategia e i riferimenti culturali e ideologici, indicando la Tartaruga frecciata come un modello piuttosto originale nel panorama della destra radicale.

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Il testo – a cui farei un’unica osservazione negativa: la scrittura è un po’ sciatta – ricostruisce l’articolata galassia di Casapound, fatta di tante sigle, sedi, iniziative, pagine web (e anche di band musicali come gli ZetaZeroAlfa) e analizza anche il gramscismo di destra che ha ispirato le sue mosse.
In quell’idea mutuata da Gramsci, cioè la conquista della società prima che della politica, rientra anche la strategia comunicativa del gruppo, che da anni cerca – in diversi casi con successo – di entrare nel circuito mediatico invitando una serie di personaggi noti, politici o del mondo della cultura e dell’informazione (l’ultimo, Ermete Realacci, ambientalista, storico presidente di Legambiente, ex parlamentare Pd) per trovare legittimazione.

Le radici di Casapound (che viene percepito ancora come movimento-partito giovanile, anche se i suoi leader hanno ormai più di 50 anni) stanno dentro l’esperienza romana del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del Msi, da cui fuoriuscì il gruppo di Meridiano Zero, che a un certo punto incrociò gli ex di Terza Posizione.  “La stessa Casapound Italia ha, all’origine… tre elementi cardine: la visione comunitaria/metapolitica (riletta da Gabriele Adinolfi), la militanza eretica dell’ultimo Fronte della Gioventù e la socialità sottoculturale del mondo White Power”, scrive Rosati.
Ciò che ne emerse fu un’organizzazione capace di fare entrismo o collateralismo (a partire da Fiamma Tricolore, poi col centrodestra e con la Lega) e di mimetizzarsi in certe occasioni.

Interessanti anche le pagine in cui Rosati analizza le figure di riferimento dichiarate di Casapound (un lunghissimo elenco, in cui compare anche Corto Maltese, per dire) e in particolare il legame col pensiero di Giovanni Gentile, il fisolofo mussoliniano il cui pensiero era invece sgradito al neofascismo italiano.

Nonostante le batoste elettorali a livello nazionale, Casapound non ha mai abbandonato la sua strategia di presentarsi alle urne, e ha registrato alcuni successi a livello locale. E, per Rosati, ora sono pronti a ripartire.

 

 

 

 

 

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