Il partito di Facebook e di governo

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Dall’inizio di giugno, il mio lavoro di giornalista si è trasferito in grandissima parte su Whatsapp. Perché il sistema di messagging è praticamente l’unico canale per contattare sia le persone che si occupano della comunicazione del governo gialloverde che molti esponenti politici di M5s e Lega (ma ormai, sempre più spesso, anche i comunicatori di altri partiti).
Se provi a telefonare, infatti, nove volte su dieci non rispondono.

In questi quattro mesi ho ricevuto una media altissima di messaggi ogni giorno, dalla mattina presto alla sera tardi. Si tratta di segnalazioni sull’attività di questo o quello esponente di governo (dal premier ai sottosegretari), agenda del giorno, dichiarazioni e soprattutto link a Facebook.

I comunicatori M5s usano in generale la modalità broadcast di Whatsapp (che consente di mandare lo stesso messaggio a una lista di persone in copia nascosta); quelli della Lega – cioè quelli di Salvini – usano invece il gruppo chiuso, in cui solo gli amministratori possono inviare messaggi (ma si vede chi li riceve). Pochi mesi fa, quando questa modalità non esisteva ancora, la portavoce del “Capitano” si irritava ogni volta che un giornalista provava a scrivere una domanda nella chat comune: “Qui non si scrive!”. I colleghi di solito ribattevano che erano costretti a farlo perché lei non rispondeva ai messaggi diretti.

Tutte le strade comunque portano a Facebook, dicevamo. Perché una parte importante – direi quella principale – del lavoro degli attuali governanti è andare sui social, soprattutto Facebook, sempre più spesso Instagram (frequentato da un pubblico più giovane) e in misura minore su Twitter, per parlare in diretta ai loro fan-follower-elettori, raccontare la loro versione dei fatti, fare annunci, attaccare “quelli che governavano prima”, minacciare, etc. È quella che si chiama disintermediazione (ora la maggioranza ha assunto ufficialamente il controllo della Rai, cioè del principale medium italiano, anche per l’informazione politica, ma non sappiamo ancora in che modo la utilizzerà per comunicare: devono ancora nominare i nuovi dirigenti di tg, reti, etc)

Usare Facebook non è una novità. L’uso governativo dei social è stato lanciato in Italia da Matteo Renzi (M5s e Lega salviniana lo facevano massicciamente dall’opposizione). Ora però la cosa ha assunto dimensioni industriali. Su Facebook passa tutto, comprese la ritrasmissione delle interviste dei media “tradizionali” (cioè in sostanza radio e tv; i giornali servono in caso per parlare con i mercati, la politica, la Ue, etc).
Soprattutto, quando possono, i governanti gialloverdi, fanno dirette Facebook all’esterno anche se stanno parlando coi giornalisti. L’esempio tipico è Luigi Di Maio. Di Maio molto difficilmente fa conferenze stampa in una sala: costringe una pletora di fotografi, video operatori e giornalisti a raggrupparsi attorno a lui, o più spesso sotto di lui, sulle scale esterne del ministero. Una condizione non facile, per chi fa questo lavoro (e anche per le forze dell’ordine, per il marasma che si crea con i potenziali rischi per la sicurezza).

Ovviamente i social sono usati soprattutto per le dirette dei ministri di punta. E quindi da Di Maio, da Salvini, da Toninelli (o da Conte, ma in misura minore). Gli altri postano più spesso interventi scritti.
Di Maio ha tre portavoce (come vice premier, ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro), Salvini due (come vice premier e ministro dell’Interno), che inviano tutti su Whatsapp gli stessi messaggi (e talvolta rispondono alle richieste dei giornalisti: immagino che la frequenza delle risposte dipenda anche dalla relazione col singolo giornalista).

C’è anche una questione legata alle fonti, che con Whatsapp diventa quasi grottesca. Perché quando mandi lo stesso messaggio teoricamente riservato a tutti, scrivendo OFF, cioè non mi citare, o fonti Chigi , diventa un segreto di Pulcinella.
Chiaramolo:  non è così strano, almeno in Italia, che si chieda l’attribuzione di una dichiarazione o notizia a fonti, cioè non a un nome e un cognome. Succede perfino che in note del ministero degli Esteri si usi l’espressione “ambienti della Farnesina”.  Quasi nessuno (da sempre) si prende la responsabilità, anche quando si tratta di quisquilie. Non si sa mai. C’è sempre il timore che qualcuno potrebbe rinfacciartelo, usarlo contro di te.

E i vocali di Rocco Casalino? Quelli in cui minacciava i tecnici del ministero del Tesoro, chiedendo di attribuire le dichiarazioni a fantomatici ambienti parlamentari del M5s? Confesso, non li ho ricevuti. Immagino fossero destinati a un gruppetto di colleghi più importanti, i vari retroscenisti. Per quello che può servire, ritengo sbagliato averli diffusi, perché così si compromette il rapporto fiduciario.

Tornando a Facebook. La quantità di interventi sui social indica che la comunicazione diretta per i gialloverdi è in se stessa azione di governo (anche perché le amministrazioni, lo Stato, sono capacissime di auto-governarsi senza bisogno del politico di turno, temo).
Chi parla di campagna elettorale permanente non sbaglia. Del resto l’Italia è un Paese dove si vota spesso. E poi a maggio del 2019 ci sono le elezioni Europee, in cui sia Lega che M5s sperano di riportare nuovi successi a uso interno e internazionale.

La comunicazione social rischia poi di prendere definitivamente il posto dell’attività parlamentare, già progressivamente compressa nel corso degli anni dalla decretazione d’urgenza e dall’iniziativa dei leader di partito. Si parla all’elettorato e ci si parla per post (neanche nei talk show, perché il M5s non vuole il contraddittorio). Se una misura non riscuite gran successo sui social, perché perdere tempo a portarla in Parlamento? Oppure, meglio, perché perdere tempo in Parlamento se il pubblico è soddisfatto semplicemente di discutere di un argomento nei commenti a un post? L’importante è aver definito l’agenda.

Quanto durerà, il sistema social? Potenzialmente, a lungo. Perché M5s e Lega lo hanno utilizzato negli ultimi anni, con successo, e dunque non c’è ragione per cambiare. Il che non significa che anche questo governo durerà a lungo. Dipende dagli equilibri tra le due forze politiche (e dalle convenienze).

 

2 pensieri riguardo “Il partito di Facebook e di governo

  1. Vincenzo Riccobono 27 ottobre 2018 — 15:39

    molto interessante Max, dovresti fartelo pubblicare da qualche parte

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