Quando facevo il giornalista

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(scartabellando tra le cartelle del pc, ho ritrovato questo testo che avevo scritto nel 2004, e che è abbastanza profetico, direi, visto che da due mesi non lavoro più a Reuters, diciamo che sono felicemente disoccupato).

 

Faccio il giornalista. Ho qualche remora a dire: sono un giornalista, perché di solito non credo nelle missioni.
E non è detto che questo resti il mio mestiere per tutta la vita. Però, mi piace scrivere. Mi piacciono i reportage, le storie ben raccontate, mi piacerebbe raccontarle meglio di quanto non faccia, o ancora meglio di quanto faccia già.
Mi piace trovare un senso nelle cose, o semplicemente darglielo. Mi piace cercare di guardare nel futuro, o ai segni del presente che lo lasciano intravedere. E viceversa: mi piace cercare nel futuro quel che parla del presente, quel che mette in luce i legami tra le cose. Per questo amo la fantascienza. Ma per lo stesso motivo amo il giornalismo.
Mi piace leggere – e mi piacerebbe scrivere – storie che non sono semplicemente storie, pur non trascurando le trame, gli intrecci e i personaggi, che descrivono il modo in cui funziona il mondo – o meglio, i mondi che compongono questo mondo. E che per questo, sono già di per sé critici. Per questo amo i noir. E per lo stesso motivo, amo il giornalismo.
Mi piace cercare di capire il passato – cosa che non si può fare senza ricostruirlo, almeno in parte – soprattutto perché nulla è comparso dal nulla, perché le tradizioni nascono dalle invenzioni, perché le cose sono andate in un certo modo ma potevano andare anche in un altro ed è interessante capire perché, perché la nostra storia non comincia qui e probabilmente non finisce neanche là. Ecco perché amo la storia, anche se non sono uno storico, anche se avrei potuto diventarlo. Per lo stesso motivo, inutile dirlo, amo il giornalismo.
Mi piace quello che mette insieme interessi e ideali, mi piace l’azione nella sfera pubblica, che dà senso alla vita umana. Per questo, amo la politica. Anche se faccio il giornalista e il mio compito non è quello di sostituire, ma di raccontare, segnalare, criticare.
Tutto questo non ha alcun senso, però, senza le persone. Sono le persone che fanno la storia… Per questo motivo ho rispetto, e amore, per le persone.
Un giorno, forse farò altro. Scriverò storie – ho già cominciato a farlo – aprirò una libreria, fonderò il giornale che nessuno ha ancora inventato, oppure andrò a salvare il mondo. Finirà magari che qualcuno dovrà venire a salvare me, ma potrò dire di averci provato.

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