Gabbiani a Roma

[questo breve racconto è stato immaginato in gran parte da Zoe a 6 anni, nel 2010, e scritto poi insieme a me. I nomi dei gabbiani sono quelli di vari amici dei miei figli. Le situazioni, a rileggerle, somigliano un po’ alle nostre delle nostre dell’epoca]

Alice e Remo sono una coppia di gabbiani reali.

Vivono a Roma, sui tetti del Vittoriano. È una grande costruzione bianca, piena di colonne e statue, che sembra una macchina da scrivere di marmo lasciata lì da  gigante distratto.

A loro, e a tante altre famiglie di gabbiani che hanno fatto lì il nido, piace molto. Qualcuno dice che gli piace perché ricorda le grandi scogliere. Ma questi sono gabbiani di città, non hanno mai visto il mare.

A Roma però c’è il Tevere, che per loro è a portata d’ala.  Basta spiccare il volo verso la direzione in cui sorge il sole, planare sul Campidoglio e virare verso destra con le ali distese per godersi l’aria, per poi scendere in picchiata verso l’acqua.

Non ci sarà molto pesce, nel Tevere, ma i gabbiani di Roma non sono grandi pescatori. Nel fiume si fanno il bagno, ritrovano gli amici, oppure se stanno su uno scoglietto a guardar scorrere piccoli rami o bottiglie di plastica coi tappi colorati.

Poi, quando hanno fame, si danno da fare a cercare cibo sulle rive. Oppure tornano ai loro cassonetti dei rifiuti preferiti.

 Quelli più spavaldi, poi, cacciano via i piccioni o i colombi per rubargli il pranzo o seguono turisti che mangiano panini e pizza in attesa che gliene offrano un pezzettino, anche solo per cacciarli.

Alice e Remo amano volare sulla città, ma a loro piace soprattutto osservare gli umani.

 Remo, per esempio, sarebbe capace di passare ore e ore incollato a una finestra da cui arriva il bagliore di una tv accesa: piccoli umani che guardano altri umani e strani animali muoversi dentro una scatola illuminata, che strano, pensa.

Certe volte il gabbiano guarda così tanto a lungo quelle scene che quando spicca il volo non ricorda più dove deve andare, allora vola in tondo per un po’ per orientarsi.

Ma più spesso, un umano si accorge che si è posato sul davanzale della finestra e si affretta a cacciarla sul più bello, mentre sta cercando di capire la storia…

Alice ha scoperto un campo di calcio vicino al Colosseo.

Non è sicura di aver capito il gioco, in cui umani grandi e piccoli, quasi sempre maschi, che spesso urlano più forte dei gabbiani, si lanciano o si tolgono a vicenda un pallone usando i piedi. Attorno al campo, spesso, ci sono altri umani, che urlano anche loro. Qualcuno sembra contento, qualcuno arrabbiato. Poi però alla fine vanno via tutti insieme.

Alice ha provato a convincere Remo a seguirla, ma lui preferisce il calcio solo in tv. O forse ha paura ad avvicinarsi troppo al campo di pallone.

 E poi chi resta coi bambini?, le ha chiesto una volta.

Perché Alice e Remo hanno tre figli, tre gabbianini che hanno sempre fame.

Potremmo prendere un gabbiano sitter, dice Alice, dato che i piccoli non sono ancora capaci di volare.

Oppure, se ne potrebbero occupare Riccardo e Maya!, dice Alice, e spinge Remo con la punta dell’ala, un gesto che per i gabbiani vuol dire E dai!.  È solo per poco tempo.

Il gabbiano, un po’ a malincuore, accetta. Andranno a vedere una partita, insieme.

Allora, quando il sole è ancora abbastanza alto nel cielo, verso il Tevere, Alice e Remo, dopo aver fatto le raccomandazioni ai piccoli – Non mangiate troppi vermi! Non gracchiate troppo forte, disturbate i vicini! –ringraziano gli amici che ancora non hanno figli e non hanno neanche fretta, salutano tutti e via, in volo verso il Colosseo.

 La partita li aspetta. La vedranno comodamente da un pino.

Ai gabbiani piace la sera a Roma, quando gli edifici su cui hanno costruito i loro nidi sono illuminati come grandi alberghi e i fasci di luce sembrano fare festa. Allora volano tutti insieme in tondo, gracchiando contenti.

E anche stasera, sul Vittoriano, c’è il giro di festa in cui tutti gabbiani guardano e si fanno guardare dai loro vicini di nido.

Alice e Remo arrivano in volo. Sono felici di aver passato del tempo insieme. Remo ammette che vedere una partita alla tv non è come farlo dall’alto di un ramo di pino.  Adesso, però, non vedono l’ora di ritrovare i loro piccoli, che certamente stanno dormendo.

Ma, un momento!  I tre gabbianini non dormono mica. Eccoli lì, insieme a Riccardo e Maya che svolazzano e sembrano darsi arie.

Sono un po’ goffi, certo, ma volano.

Remo quasi sviene per l’emozione, e deve battere le ali più velocemente per restare in quota. Ma quando sente Alice che gracchia gioiosa prova a far finta di niente.

Che storia è questa? Voi non dovevate essere a nanna?, chiede Alice strizzando un occhio a Maya.

Ma mamma, Riccardo e Maya ci hanno detto che potevamo fare una sorpresa a papà!, Risponde timoroso il più piccolo dei tre.

Mi sembra ieri che erano tre ovetti!, dice Maya, e ora guarda come stanno sulle loro ali da soli!

Remo ora ha capito. Siccome è un po’ apprensivo e si arrabbia facilmente, Alice ha insegnato lei stessa a volare ai tre piccoli, che sembrano riuscirci senza alcun problema. E ha chiesto ai loro amici Riccardo e Maya di accompagnare i gabbianini nel loro primo volo in società.

Ora i tre si divertono come matti e non sembrano affatto stanchi. Ma di sicuro tra poco avranno fame.

Allora Remo prende i figli sotto l’ala, e facendogli l’occhiolino, gli dice: sapete volare, è vero, ma non avete ancora mai visto una partita di pallone. Domani tutti con me!

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