Io italiano scaramantico e il testamento solidale

Fotdo Getty Images da HuffPost

Non avevo capito di essere così scaramantico fin quando non ho ricevuto dalle Ong che sostengo abitualmente una serie di inviti a ricordarmi di loro nel mio testamento. 

A quanto pare, la scaramanzia è un carattere comune della cultura italiana, come l’abitudine di gesticolare, di parlare di cibo a tavola o di aspettare che siano trascorse tre ore da un pasto prima di fare un bagno al mare. O anche, per restare in tema di salute, di soffrire spesso di “colpi d’aria”, come ricordava anni fa una corrispondente della Bbc in Italia. 

È vero che non è mai troppo tardi per pensare a come disporre dei propri beni materiali, per pochi che siano, ma a 54 anni il mio primo pensiero, in questi casi, è quello di fare il famoso gesto apotropaico. Non erano sufficienti le lettere della Asl che invita a fare il pur necessario screening alla prostata o quello al colon. Ci voleva anche il testamento solidale.

E così è ancora adesso, ogni volta che ricevo messaggi su questa iniziativa che si celebra addirittura con una giornata internazionale, il 13 settembre, quella del Lascito Solidale.  Mi viene in mente quella scena di “Non ci resta che piangere” in cui un frate di passaggio ripete tre volte a un intimidito Massimo Troisi: “Ricordati che devi morire”. E Troisi si ritrae rapidamente rispondendo: “Sì, sì, mo me lo segno”.

Non devo essere il solo, però, ad avere una simile reazione, visto che secondo Greenpeace l’Italia è ancora in ritardo su questa materia rispetto ad altri Paesi Ue. Secondo un sondaggio, solo il 5% – che per me però è già una percentuale altissima – degli over 50 italiani, oltre 25 milioni di persone, ha già scelto un testamento solidale o sta pensando di farlo.

Hanno scelto di fare questo gesto di filantropia Bill Gates e Sting, Warren Buffett ed Elton John, dicono i sostenitori del testamento solidale, ricordando che la donazione riguarda solo la quota disponibile del patrimonio, non quella per i legittimi eredi. Ma forse non è un caso che non ci sia nessun italiano citato. Si tratta di (facoltosi) anglosassoni.

Secondo un dato diffuso due anni dalla Fondazione Cariplo nel 2017, tra lasciti ed eredità da qui al 2030 al cosiddetto Terzo Settore potrebbero andare quasi 130 miliardi di euro. Sono tanti soldi, e sarebbero certamente impiegati in modo utile per la collettività.

Intendiamoci: non che non mi abbia mai sfiorato l’idea di fare testamento, pensando ai miei figli, al fatto che la nostra vita può davvero terminare all’improvviso o anche soltanto a quale fine faranno i miei libri, quando non ci sarò più. Ma vedermi costantemente ricordare che sarebbe finalmente ora di andare dal notaio, ecco, mi mette a disagio. Preferisco versare ogni mese oppure ogni anno la mia quota alle associazioni che sostengo e fare qualche qualche altra donazione una tantum. Ma al testamento penserò, lo prometto. 

[Questo testo è stato originariamente pubblicato su HuffPost il 26 novembre]

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