Pronto, so er commissario Megrette

Un Maigret con l’accento romano, forse perché fa simpatia, e comunque nevrotico; un giovane agente che sembra una macchietta malriuscita de “Distretto di polizia”, “Carabinieri” o “La squadra”; una Parigi che non sembra affatto Parigi (e infatti è Praga), una serie di aporie storiche (il telefono Sip anni 70 nella Francia degli anni 50, i buoni pasto…), una scenografia striminzita, attori non all’altezza.
Se all’esordio del Maigret interpretato da Sergio Castellitto il Venerdì della Repubblica ha dedicato adirittura la copertina, be’, vuol dire che la tv italiana e made in Italy è davero alla frutta.
Non è che rimpiangiamo il Maigret di Gino Cervi per principio (chi lo ha visto o lo ha rivisto, perché parliamo di storia della tv), ma nel confronto questo sceneggiato di Renato De Maria ci perde, e parecchio.
Castellitto è bravo, ma non in tutti i ruoli. Margherita Buy è alle prese col suo solito personaggio quasi nevrastenico. Giuseppe Sanfelice doveva fare il ruolo che lo ha reso noto: il ragazzetto morto ne “La Stanza del figlio”, dato che la sua presenza da vivo è decisamente imbarazzante.
Infine, sorvolando su tutto il resto degli argomenti a sfavore a di questo Maigret (che vale quanto la gran parte della fiction italiana di questi tempi, infarcita di poliziotti e preti: poco), trovo detestabile lo strabordante accento romano che domina anche in questa opera (opera, vabbe’).
Mi spiego. L’italiano senza inflessioni dialettali è un’invezione, così come l’inglese teatrale o il francese ufficiale. Il nostro “accento nobile” sarebbe quello toscano, ma siccome Roma è la capitale del Paese non è strano e certamente non è ingiusto che l’accento della capitale di fatto eserciti la sua supremazia televisiva, burocratico-ministeriale. E’ nelle cose. Però, si suppone anche che chi recita abbia fatto un minimo di corso di recitazione e dizione, appunto, e che chi dirige si renda conto di quanto un accento più o meno forte – in questo caso forte – influenzi o addirittura disturbi la visione di quella che si presume essere una storia ambientata in un altro paese, e nella fattispecie in Francia.

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