Dopo gli stupri, i manicomi da riaprire

Spero di sbagliarmi, ma le modalità con cui i media – tv e radio in particolare – tra ieri sera e stamattina hanno gestito la vicenda del padre di famiglia ucciso a coltellate a Torino da un uomo con problemi psichici, che apparentemente stava cercando di rubargli l’auto e che ha anche ferito gravemente la figlia 16enne, lasciano presagire l’avvio di una nuova campagna di propaganda “de paura”.
Attenuatasi l’eco del capitolo “stupri etnici”, cioè stupri compiuti da cittadini stranieri, se possibile da extracomunitari/comunitari provenienti da Paesi in via di sviluppo o comunque più poveri dell’Italia, il rischio infatti è quello che ora l’agenda politico-informativa venga dominata dalla emergenza-manicomi.
Per i meno avvertiti: non dico che qualcuno abbia armato la mano del folle.
Temo però che questo episodio venga impiegato, utilizzando certi meccanismi da corto circuito dell’informazione per sostenere una tesi: che bisogna riaprire i manicomi, che non siamo sicuri se i matti girano liberi e armati per strada, oltre naturalmente al fatto che le famiglie dei malati “non ce la fanno più” (che è un leit motiv datato, di cui non mi metto a discutere qui, perché è una questione più seria dell’uso da propganda che spesso se ne fa).
Vediamo che succede. Basta dare un’occhiata alle agenzie di stampa, per capire se i colleghi vengono sguinzagliati a cercare storie e storielle di “matti violenti”, e quanto i tg ne parlano, tra i primi titoli del giorno.
Ah: qualcuno chiede a che servirebbe l’emergenza-manicomi? A non pensare ad altro, a che se no?

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