Votare chi e per cosa, a Ostia

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Il 5 novembre si vota, nel X municipio, dopo lo scioglimento straordinario di due anni fa, deciso dal Viminale per il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata.

Quest’estate, in un lungo reportage qui ho spiegato perché, secondo me, era giusto sciogliere il municipio di Ostia (non solo per l’arresto del presidente Pd per corruzione) ma anche che moltissimi problemi sono rimasti aperti.
Ora però vorrei dire che cosa voterei, se vivessi (ancora) lì. E perché.
Anche perché il voto di Ostia è anche un voto importante per Roma. Perché quello è il mare, il litorale della metropoli, per esempio (e anche sul controllo delle spiagge si è giocato il ruolo della criminalità organizzata, per dire).
Ma anche se so benissimo che quel voto comunque non basterà, perché c’è un problema grosso come una casa, che si affianca alla questione della criminalità organizzata: Roma non funziona.

La vittoria del M5s a Roma nella primavera del 2016 ha significato per molti elettori la speranza di cambiare davvero le cose, dopo anni di progressivo decadimento della qualità della vita a Roma, anche a causa della crisi economica, e dopo il tentativo fallito della giunta Marino.
Nel X la sindaca Raggi ha ottenuto la percentuale più alta di voti voti al ballottaggio rispetto a tutti gli altri municipi. Il commissariamento era già iniziato, ed evidentemente la rabbia degli elettori era tanta.

In questi 15 mesi, però, la giunta del M5s non è stata in grado di mantenere le promesse, accusando sistematicamente le precedenti amministrazioni di aver lasciato troppi problemi in eredità. E oggi lo stato di abbandono in cui secondo molti versa il X municipio è comune anche al resto di Roma.

In questo scenario, mentre cala la fiducia degli elettori, molti partiti sembrano in stato di confusione, senza un progetto, impegnati soprattutto a sparare su Raggi (compito piuttosto facile, del resto). E mancano anche figure di riferimento.

Non è strano quindi che nel X municipio si sia candidato un sacerdote, Franco De Donno, ora sospeso a divinis, che vive e opera da da decenni sul territorio, in parrocchia, con la Caritas, con uno sportello anti-usura.
Non è strano perché si è candidato, parole sue, per un periodo di transizione, in cui mancavano altre proposte interessanti a sinistra (perché De Donno si colloca lì). E lo ha fatto insieme a un gruppo di volontari cattolici, attivisti sociali e politici, giovani, persone impegnate in vari settori.

La politica è come la natura: ha orrore del vuoto. Dunque, se le organizzazioni politiche rinunciano a mettere in piedi una coalizione, si spaccano o sugli astii personali (Ostia è un paesone, e l’entroterra del X municipio anche) o su logiche politiche nazionali che sembrano fredde e meccaniche viste sul territorio, non riescono a trovare un candidato sufficientemente autorevole, succede che un sacerdote scenda in campo, con delle idee, spiegando che il suo movimento è apartitico, ma non contro i partiti.
Non sono credente, sono un attivista politico, non ho il mito della sinistra, ma non mi scandalizzo. Condivido sostanzialmente quelle idee (anche se vorrei poi un programma di punti e tempistiche precise) e ho dato anche il mio contributo, piccolo e locale (e lo darò ancora), per provare a fare crescere questo esperimento.

Ps: Credo che  la scelta del Pd da correre da solo con un candidato inventato, che non c’entra nulla col X (Athos De Luca, che pure negli anni ho stimato per il suo impegno ambientalista), sia coerente , purtroppo, con quanto è avvenuto in oltre due anni.
Il Pd poteva ripartire da un’esperienza civica (non per nascondersi, ma appunto per partecipare e trovare un’altra strada), invece ha preferito difendere il simbolo. Sapendo di perdere, ma facendolo evidentemente con l’idea che il M5s vincerà e potrà ulteriormente sputtanarsi.

Ps2: Devo fare gli auguri al collega e amico Andrea Bozzi, che sarà il candidato presidente di una lista autonomista sostenuta di fatto dal partito della ministra Beatrice Lorenzin (che viene anche lei dal X). Quello che penso, glielo ho detto già di persona. Considero l’idea dell’autonomia di Ostia e Ostia Antica sbagliata, anche perché non è inserita in un contesto generale di riforma di Roma, che deve diventare almeno una regione metropolitana. E non mi piace quella collocazione politica, soprattutto per il passato di Andrea. Ma è grande e vaccinato, come si dice.

 

 

Un pensiero riguardo “Votare chi e per cosa, a Ostia

  1. Grazie degli Auguri Max e li ricambio a voi, naturalmente. Ma il sostegno del “Partito della Lorenzin” é una forzatura, che so già mi toccherà affrontare spesso, soprattutto se la scrive uno come te. Dove vedi simboli o apparati? C’é un’adesione personale di un Ministro nata qui e se vogliamo cominciare a costruire un percorso di Autonoma é un aiuto in piú. Non siamo l’antipolitica, ma la società civile che dialoga con la politica, ma che si é rotta i coglioni, scusa il francesismo, diqyanto ha realizzato fin qui. Ho chiesto garanzie di manovra e nessuna influenza partitica, altrimenti non sarei candidato. Ma so toccherà che lo dimostri, giustamente, oltre i pregiudizi e non vedo l’ora di farlo. Grazie, un abbraccio

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