Dischi su due ruote

A. G. Cook

Questa playlist è nata nelle ultime settimane d’estate e l’ho riascoltata correndo a piedi e in bici (a volume ridotto, non vi preoccupate) per capire meglio come giustapporre i brani, anche se non c’è un vero ordine. Talvolta, si tratta di assonanze, altre volte di discordanze esplicite. I generi anche stavolta, come quasi sempre, sono diversi: rock acustico, punk, elettronica, rnb, jazz, afrobeat, etc. Anche house e jungle, ormai roba per vecchi come me.

La playlist su Apple Music
La playlist su Spotify:

Fare playlist per me è un po’ fare radio senza parlare – ho fatto poche cose radiofoniche, praticamente solo di informazione. Se parlassi magari direi stronzate, quindi meglio così. 

Infine, anche stavolta l’immagine è quella mia con un copricapo (nella fattispecie un casco da bici): è solo un vezzo scemo, durerà finché troverò cappelli adeguati.

Negli ultimi giorni sono andato in fissa con questo pezzo, Silver, di A.G. Cook, un giovane musicista britannico che anni fa ha lanciato un’etichetta di pop elettronico. L’album è uno strano misto di elettronica e pop, appunto, e c’è anche una cover di un vecchio pezzo dei Blur. Vi chiedo di dargli una chance: lasciate trascorrere i primi secondi di esplosioni electro, per così dire, e arriva una parte melodica niente male.

Let You Go è un brano dei Bombay Bicycle Club, band britannica che conoscevo solo di nome (e che, scopro, ha lo stesso nome di una catena di ristoranti Usa). Si tratta di una cover acustica del brano uscito in un album già a gennaio, e secondo me è meglio dell’originale. Ma è l’occasione per esplorare un po’ gli altri contenuti di un gruppo che esiste da una quindicina d’anni e che ha prodotto diversi dischi.

Seguo Lianne La Havas dai primi brani. Fa parte di un gruppo ampio e variegato di artiste soul, rnb, hip hop che stanno sfornando bei dischi da un po’. Can’t Fight è un pezzo che parla di un amore contrastato.

Legends Never Die è un pezzo pop-country che sento spesso in questo momento. Orville Peck, con questa voce molto alla Elvis, è un artista misterioso, di cui non si sa gran che, se non che vive in Canada. Questo è il suo primo album. Lui compare in video sempre mascherato, non si sa neanche quanti anni abbia (più di 20 e meno di 40). Shania Twain, che fa coppia con lui in questo pezzo, è invece una matura e affermata cantante pop canadese.

I Songhoy Blues sono un gruppo blues maliano che canta in inglese. Fanno appunto blues, come molte band tuareg degli ultimi anni, che hanno anche avuto qualche problema con gli islamisti locali. Il brano si chiama Worry.

Di Angel Olsen ho già scritto in passato. Trovo la sua voce bella e straziante, emerge ancora più chiaramente con un sottofondo musicale elettrico ed essenziale. La canzone si chiama Whole New Mess (Un casino completamente nuovo).

Anche gli irlandesi Fontaines DC sono noti da queste parti. L’ultimo album ha segnato un parziale cambio di direzione rispetto al punk degli esordi. Questo pezzo, A Lucid Dream, è invece parte di una serie di uscite prodotte da Apple durante il confinamento (ragione per cui non so se il brano sia disponibile anche su Spotify).

The Streets, alias Mike Skinner, che seguo dai primi anni Duemila, ha ripreso a pubblicare pezzi che mi piacciono, dopo diversi anni di silenzio. E mi piace in particolare la sua voce, riconoscibilissima. Qui suona con i Tame Impala, che ho già citato in qualche altra playlist recente. Il brano s’intitola Call My Phone Thinking I’m Doing Nothing Better

Kelly Lee Owens è una nuova scoperta. Giovane, gallese, ha collaborato con Bjork e St. Vincent,  suona anche lei musica elettronica. Il titolo che sentite è Melt!.

Due pezzi carucci, freschi e pop di due band che ignoravo: Summer Girl delle Haim, tre sorelle californiane che suonano insieme da un bel po’, e Make Time For Change dei britannici The Magic Gang. Quest’ultimo brano ha un ritmo di batteria classico, che caratterizza tante altre canzoni (che so, A Town Called Malice dei Jam, etc etc), e che però non stanca.

Della sassofonista britannica Nubya Garcia avevo inserito un brano nell’ultima compilation (tutta jazz) Rejoice. Qui invece ho inserito un altro gran bel pezzo, The Message Continues.

Matvei è invece un dj canadese, in attività da pochi anni. Il pezzo si chiama Rio, incrocia house e chitarra brasiliana. 

L’onda jazz continua con Makaya McCraven, che in questi ultimi due anni ha sfornato un sacco di musica: qui il titolo è Everybody Cool. Seguono poi tre brani che viaggiano al confine tra i generi: Sleepless Nights (bella, bella, bella), che vede insieme quattro artisti affermati: Terrace Martin, Robert Glasper, 9th Wonder e Kamasi Washington; poi  All I Need (che sembra un pezzo fine 70 – inizio 80, un po’ Al Jarreau), di Jacob Collier, Mahalia e Ty Dolla $ign; infine Mysterious Hope of Glory, di Reginald Chapman.

Mozambique è un pezzo di un rapper britannico che si chiama Ghetts, dal ritmo molto veloce ed elettronico. Onala invece è puro afrobeat, e Wuru Samba è una band di percussionisti nigeriani che hanno già collaborato con diversi artisti di fama in Africa (con lo scomparso Tony Allen in particolare), negli Usa e in Europa. Anche il giovane trombettista e compositore Etuk Ubong, che qui suona Ekpo Mmommom, viene dalla Nigeria, paese che ha un’enorme produzione musicale.

Kamal Williams è un jazzista anglotaiwanese di cui ho già parlato, anche lui molto produttivo negli ultimi anni. Il suo pezzo, Pigalle, suona piuttosto classico, ma non è meno apprezzabile, per questo.

Skinshape è lo pseudonimo di un artista britannico, William Dorey, che ama l’elettronica ma che qui suona piuttosto afrobeat (con la voce del keniota Idd Aziz). Il pezzo si chiama Afande. Mulatu Astatke è probabilmente il più importante musicista etiope, un jazzista che ha suonato con Duke Ellington e che è su piazza da decenni. Qui suona con una band australiana, Black Jesus Experience, che mescola hip-hop (ve ne accorgerete nella seconda parte del brano, che s’intitola proprio Mulatu) e musica etiope.

E ora qualcosa di piuttosto diverso: jungle e drum’n’bass, un pezzo di Unglued che si chiama Total Xtc (mi ha riportato dritto dritto agli anni 90, quando le compilation non si facevano più su cassetta ma si masterizzavano su cd…); e house, con un brano, Off My Shoulders, di Liguori, un dj brasiliano.

Due pezzi per finire: Falling Asleep At Wheel, il pop di Holly Humberstone, una ventenne britannica che ha fatto anche una bella cover di un pezzo dei Radiohead; e Hit Different, un brano di Sza (un’altra mia beniamina) con Ty Dolla $ign.

Enjoy.

2 pensieri riguardo “Dischi su due ruote

  1. Alberto Piccioni 9 settembre 2020 — 20:19

    Grazie, sei un tesoro. Ma manca il link su spotify e quei bastardi di Apple non gliela do la soddisfazione di fare abbonamento, nemmeno in prova. Capitalisti de merda.

    Il giorno mer 9 set 2020 alle ore 20:06 il sub ha scritto:

    > mdg posted: ” A. G. Cook Questa playlist è nata nelle ultime settimane > d’estate e l’ho riascoltata correndo a piedi e in bici (a volume ridotto, > non vi preoccupate) per capire meglio come giustapporre i brani, anche se > non c’è un vero ordine. Talvolta, si tratta di” >

    1. Se vedi, ho messo il link diretto. Ma lo ottieni anche premendo direttamente sul player di Spotify (sul simbolo “condividi”)…

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