Scoperte

Di questi tempi, mi piacerebbe condurre una trasmissione alla radio. L’ho fatto, una volta, tantissimo tempo fa, in una cosa che si chiamava Hello Jonny’s Radio, un’emittente casareccia della Longarina, se non ricordo male (un quartiere vicino a Ostia). Credo accadde solo una volta, ma sono passati più di 30 anni e ho ricordi confusi. Poi più nulla, a parte qualche esperienza sparsa di informazione alla radio (a Radio Città Futura, e poi anche recentemente per Radio Popolare).

Comunque, in attesa che qualcuno mi inviti a fare radio, ecco un’altra compilation, di artisti in grandissima parte a me fin qui sconosciuti. (qui il link per Apple Music, qui quello per Spotify, in fondo al post il lettore per ascoltare direttamente)

I Fox Capture Plan sono una band strumentale giapponese di modern jazz di cui non sapevo assolutamente nulla, ma che hanno inciso diversi dischi negli ultimi anni. Scopro che hanno anche scritto la colonna sonora di un anime. Questo brano si intitola Into The Spiral.

Trovo che Bigger Than You, dei Diabolic Liberties, sia ipnotico. Un testo praticamente inesistente, poi questo ritornello “chapatah chapatah”, la chitarra funky, ne fanno un pezzo molto Brit Funk anni 80 (se vi interessa, c’è una bella compilation di Joey Negro, dedicata al genere). Il duo che sta dietro la targa Diabolic Liberties, Rob Gallagher and Alex Patchwork, è al primo album, dopo una serie di singoli usciti negli ultimi anni.

Cambio di ritmo: non conoscevo neanche i Working Men’s Club, al loro primo album. Britannici, fanno un misto di alternativa primi anni 80 ed elettronica, direi. La canzone che ho scelto si chiama John Cooper Clarke (che è un poeta punk inglese, per la cronaca). 

Un altro giro: Etcetera è un vecchio brano di Wayne Shorter (del 1965, come me) rifatto qui dagli Steam Down per un’antologia della Blue Note che si intitola Re:imaginated. Niente male, anche come la canta Afronaut Zu.

Il pezzo chiave di questa playlist, quello con cui forse sto più in fissa in questo momento, è però Ecofeministes de La Fièvre, un duo femminile francofono di Montreal, Quebec, Canada: Ma-Au Leclerc et Zéa Beaulieu-April. Anche loro al primo album. Il testo è fichissimo: 

J’aime tes mains pleines de terre

Amo le tue mani piene di terra

Ta guérilla de jardinières

La tua guerriglia da giardinieri

Tes bombes de semences

Le tue bombe di semenze

Tes attaques herboristes

I tuoi attacchi erboristici

J’aime tes mains pleines de terre

Amo le tue mani piene di terra

Agriculteur illégal

Agricoltore illegale

Casseurs d’asphalte

Voi che rompete l’aslfato

Oh, j’aime ton jardin radical !

Amo il tuo giardino radicale

J’aime tes mains pleines de terre

Amo le tue mani piene di terra

Ta grève artisanale

Il tuo sciopero artigianale

Ton potager illimité

Il tuo orto infinito

Tes revendications locales

Le tue rivendicazioni locali

E non sai quanto e come stiano ironizzando, e quanto no.

I’ll probably Be Asleep è un brano di Hachiku, una giovane cantante australiana (ignoro il vero nome) che sembra uscita da un episodio su Stranger Things, a vedere il suo volto (e i suoi occhiali, e il suo modo di vestirsi) sulla copertina dell’album omonimo. Il testo non è male: Maybe I’ll be up for it / But I’ll probably be asleep / Not quite what I expected this to be / Respect the ones that care for you / Not that easy to do / Your sympathy is weak / And it means nothing to me.

Ukiyo in giapponese significa “mondo fluttuante” ed è il nome di una corrente artistica che fiorì tra l’inizio del Seicento e la fine dell’Ottocento. Ed è anche il nome scelto da un musicista australiano poco più che ventenne. Il brano s’intitola Something Like This. Mentre Drooling è un pezzo di una rock band messicana che si chiama Rey Pila, il cui nome è stato ispirato, leggo, niente di meno che da un quadro di Jean-Michel Basquiat.

Sonic Emerson invece è nome d’arte dietro cui si cela il messicano Sebastian Neyra, che suona un pop rock psichedelico (il pezzo qui si chiama El Eco). Mentre i Bandalos Chinos, ispanofoni pure loro, vengono dall’Argentina. Questo pezzo (El Idolo) mi ricorda un po’, almeno all’inizio, le atmosfere retrò dell’ultimo album degli Arctic Monkeys, per poi diventare molto molto pop.

Eso Que Tu Haces è un altro pezzo da fissa: lo canta Lido Pimienta, una canadese di origine colombiana che ha debuttato nel 2010, e che trovo molto originale, in questo misto di sonorità. con una voce bellissima canta: Quello che fai, non è amore.

I Gorillaz, cioè Damon Albarn, mi sono sempre piaciucchiati, ma probabilmente meno dei Blur e di The Good, The Bad and The Queen, cioè le altre espressioni di Albarn. Questo album (Song Machine, Season One) è caruccio, e questa canzone, Momentary Bliss, che mi ricorda i Clash e un vecchio pezzo di Fatboy Slim, è quella che mi piace di più.

Torniamo all’elettronica. Il neozelandese Jordan Rakei usa lo pseudo Dan Kye, e ha pubblicato da poco un disco che mischia jazz, techno, funky e giustamente elettronica. La traccia si chiama Rainbow Road.

Infine. Ho già messo in un’altra playlist un pezzo di Rone, un francese che si chiama Erwan Castex (non so se sia parente dell’attuale premier francese). Questo brano, solo strumentale, si intitola Esperanza.

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