Amazon, una lotta vecchia e nuova

Chi ci lavora, dice che lo sciopero di Amazon, il primo in Italia, sia più un evento mediatico-virtuale che effettivo, vissuto più dai clienti/utenti che dai lavoratori. Insomma, alla fine non conterà quante persone hanno incrociato le braccia, ma qual è stato l’effetto dell’iniziativa sulla “reputation” della multinazionale del commercio elettronico e sulle vendite. E su quello si baserà il confronto successivo tra azienda e sindacati, le vittorie che i lavoratori potranno strappare.

Parlando di Amazon, dal punto di vista dei lavoratori, parliamo prima di tutto di fatica fisica, una cosa che sembrava quasi scomparsa dall’orizzonte del lavoro. Invece, nella logistica, si fatica eccome, a portare pesi, a distribuire pacchi, soprattutto a rispettare tempi (non a caso i lavoratori parlano di “cottimo”). Esattamente come faticano i fattorini – pardon, i rider – che si vedono sempre più spesso in giro a consegnare soprattutto cibo, e che guadagnano ovviamente sulla velocità di consegna. 

Altro elemento “antico”, lo stabilimento, o meglio l’hub: un posto dove si concentrano centinaia se non migliaia di lavoratori. Che però, a quanto pare, sono invitati a non comunicare tra loro, per non perdere tempo, e magari anche per evitare il “contagio” sindacale. È forse anche per questo che Amazon usa molto personale interinale, che dipende da altri datori di lavoro e si affeziona anche meno all’incarico. O meglio, vorrebbe affezionarsi al posto di lavoro e farsi riconfermare, e dunque è più sensibile alle sollecitazioni dell’azienda. Mentre i dipendenti più giovani, senza famiglia, considerano forse più normale avere occupazioni transitorie, un po’ come i famosi Mcjobs che negli Usa molti hanno fatto nella loro carriera lavorativa.

Quello che sembra cambiare, nella politica del lavoro di Amazon, dice sempre chi ci lavora, è la “dittatura dell’algoritmo”. Perché è l’algoritmo a decidere chi fa cosa e chi no, chi resta e chi no, deresponsabilizzando apparentemente capi e capetti. Ma l’algoritmo non è stato creato da alieni o da intelligenze artificiali: è stato impostato secondo certi parametri approvati dai vertici aziendali (e a quanto pare creando ogni tanto situazioni imbarazzanti sul lavoro, o vuoti decisionali, perché anche gli algoritmi sbagliano).

[CONTINUA SU HUFFPOST]

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