Per una transizione energetica giusta e inclusiva

Ho scritto questo testo dopo il primo turno delle elezioni amministrative: è destinato alle persone che in Italia credono che la questione della crisi ecologica, della crisi climatica, rappresenti uno spartiacque politico decisivo e che sostengono, hanno sostenuto o sosterrebbero un partito ecologista.
È un testo in forma di invito più che di appello, e può ovviamente essere modificato e integrarlo. È rivolto non solo ai vari gruppi e partiti ecologisti ma prima di tutto alle persone che si ritrovano nei temi ecologisti. Chi vuole, può firmarlo. Il mio scopo è quello di discutere del tema e di trovare soprattutto i punti di unione. (Sono abbastanza vecchio per potermi permettere il lusso di sembrare un inguaribile ottimista)

Le varie liste che si ispiravano all’ecologia nelle elezioni comunali di Roma hanno raccolto, tutte insieme, circa il 6% dei voti. Anche di più, volendo considerare la lista ecologista che partecipava in coalizione con il Movimento Cinque Stelle. Non sarebbe un risultato scarso, se non fosse, appunto, che è stato un voto disperso, frammentato.

Non è andata ovunque così, nel voto amministrativo. In alcune città, in particolare a Milano, gli ecologisti hanno riportato risultati significativi e sono tornati ad avere eletti nei consigli comunali. Ma in generale, la cosiddetta onda verde che da tempo interessa diversi Paesi europei non tocca l’Italia.

Questo non significa che gli italiani, soprattutto i più giovani, non siano preoccupati della crisi climatica, della crisi ecologica. Lo sono, stando ai sondaggi. Ma evidentemente non ritengono rilevante e utile il voto agli ecologisti. E la dispersione degli ecologisti in gruppi e liste certamente non li aiuta a essere credibili e visibili.

Ma a che servono gli ecologisti? Non tanto a lanciare allarmi, non tanto a fare la coscienza critica, quanto a trovare soluzioni. E non soluzioni scientifiche o tecnologiche, ma soprattutto politiche e sociali credibili e desiderabili.

Sappiamo che per contrastare l’aumento eccessivo della temperatura globale, che sta producendo eventi meteorologici estremi, occorre una transizione energetica, cioè abbandonare il più rapidamente possibile i combustibili fossili e utilizzare energie rinnovabili. 

Sappiamo anche, però, che la transizione energetica rischia di preoccupare le persone molto più del cambiamento climatico. Perché molti temono che abbia un costo sociale – e personale – troppo alto. 

Negli anni scorsi siamo passati attraverso una lunga crisi finanziaria globale che ha impoverito milioni di persone e spesso reso più fragili le comunità. Oggi, non siamo ancora usciti da una pandemia che ha messo a repentaglio la salute pubblica, ha allontanato le persone, ha creato nuove povertà e ha allontanato gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Sono crisi, quella finanziaria, quella pandemica e quella ecologica, certamente legate tra loro. Ma di fronte al rischio di “fare sacrifici” oggi per scongiurare in un futuro non meglio definito quello che a molti appare come un rischio imprecisato – il cambiamento climatico – prevalgono la frustrazione, la richiesta di spostare su altri il peso, lo scetticismo, la protesta.

Se la lotta al cambiamento climatico, la transizione energetica, la ricerca della sostenibilità ambientale vengono considerati non una necessità sociale ma un “lusso”, che finisce per mettere in pericolo i diritti sociali, la vita quotidiana, i livelli di consumo, che crea fatica, disagio e rinuncia, c’è il rischio concreto di una onda nera, invece che “verde”. 

Il risultato rischia di essere una società ripiegata su stessa, paurosa, intollerante. 

Un’economia sostenibile, non può esserlo solo dal punto di vista ambientale, ma deve esserlo anche dal punto di vista sociale, altrimenti produrrà soltanto una distanza maggiore tra persone, sessi, fasce sociali, culture, Paesi. Per questo, dobbiamo costruire una transizione energetica giusta e inclusiva. Dobbiamo difendere i beni comuni e far andare insieme i diritti sociali e civili, in un ecosistema di valori democratici: libertà, uguaglianza, solidarietà..

Ma per fare tutto questo, dobbiamo essere credibili. E per essere credibili dobbiamo credere in quello che vogliamo, dire quello che pensiamo e fare quello che diciamo.

Quindi, dobbiamo superare adesso le divisioni, sottolineando le ragioni che ci uniscono. Dobbiamo diffondere una cultura ecologista che non sia intesa come sacrificio ma come qualità della vita. E dobbiamo sapere che la strada elettorale non è sempre e per forza quella migliore, ma che se la percorriamo dobbiamo farlo insieme.

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